venerdì 11 febbraio 2011

TAGGHIA CA TAGGHIA



Al commento ricevuto su Debacle del Commissario si deve una risposta. Quando ero ragazzo ricordo che ci si trovava tutti gli amici su una panchina precisa, gialla, specialmente d'estate, da cui partivano racconti, proposte, idee, speranze, sogni, scazzi, amori, eccetera. Quella panchina era il nostro social network. Col passare degli anni la panchina cambiava utenze, io e i miei amici eravamo diversi, crescevamo, facevamo altro, spesso ognuno per sé. Quando una sera di settembre, ricordo, su quella panchina ci ritrovammo in due, anziché in quindici/sedici, capimmo che era passato un sacco di tempo dalla prima volta, dalla volta che collocarono in quel posto quella panchina con vista mare. Io e i miei amici siamo stati i primi a sederci, qualche ora dopo che la panchina era stata messa lì. Probabilmente anche gli ultimi. Ora è stata sostituita con una panca senza schienale in cemento rosa. Tutto qui.

giovedì 22 ottobre 2009

FAENZA 24/10


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sabato 23 maggio 2009

70

Una storiella locale. Un piccolo centro urbano, in via di dismissione. Ma come: in via di dismissione? Già, proprio così. Malmesso, lasciato sopravvivere, retto da un sindaco volenteroso ma privo di poteri. Un sindaco eletto dai suoi concittadini, ma quasi immediatamente estromesso dalle scelte per la propria città da un figuro nell'ombra, alla cui corte sono soliti andare i soliti noti: per carità, ignoti a tutti e a tutti noti. Non se ne deve far parola in pubblico. Le scelte del sindaco stanno sulla carta, stanno nelle intenzioni, stanno tra le righe ma devono fare i conti con un invisibile (ah, già) gruppo di affiliati che, retti dal tipo di cui sopra, muovono la lancetta di una bilancia a seconda di come "l'ombra" intende orientare lo sviluppo della città. "Questo si può fare. No, questo no. Ma va bene per la collettività. Non va bene per me. Ma non ci rimane che comportarci così. Così va bene. Ma gli equilibri saltano. E che ci importa, nessuno protesterà. Come nessuno? No, nessuno, qui si parla tra i denti, sotto i baffi, poi nessuno fa nulla, ci si sa lamentare ma non si sa come intervenire. E io? Tu stai al tuo posto e lascia fare a me." Ecco i dialoghi tipo, faccia a faccia. La città, dunque, fu lasciata al suo destino di lassismo e inedia, in modo che l'ombra potesse muoversi a suo piacimento. Ma all'ombra dell'ombra si stava organizzando una congiura. Una specie di setta segreta stava per mettere in atto un teorema. Di chi? Di Moby Dick, così si faceva chiamare in codice. Nessuno conosceva il suo vero nome ma era soggetto che tutti conosceva e tutto sapeva, e che tesseva in silenzio una tela di relazioni all'oscuro, addirittura, di chi veniva intessuto dentro.

venerdì 20 marzo 2009

STORIELLA

Insegno in una scuola palermitana. Dall'inizio dell'anno (qui lo posso scrivere, tanto non mi legge quasi nessuno) ho scritto con cadenza mensile una lettera al dirigente scolastico per sollecitarlo ad esercitare i suoi diritti/doveri nei confronti della scuola relativamente agli adeguamenti normativi inerenti l'istituto. Bene. Niente di male, a parte il fatto che il dirigente scolastico ha sempre tenuto in poco conto le mie lettere. Niente di strano, però. Lo capisco. Data la mia grande quantità di ore a disposizione ho anche avuto l'incarico fiduciario, da parte del dirigente scolastico, di affiancare gli uffici di vicepresidenza. All'interno di questo ruolo ho svolto le mie mansioni, tutte e con estrema solerzia. Forse con troppa solerzia. Fatto sta che dopo quattro mesi di lavoro mi è anche stato affidato un altro ruolo come responsabile, con altri, dell'attuazione del divieto di fumo all'interno dei locali scolastici. E ho sempre sottolineato attentamente quali dovessero essere i limiti e le possibilità di quel ruolo. Poi è accaduto un fatto increscioso. Che mi ha fatto riflettere.

Le mie lettere, rivolte al dirigente scolastico riguardavano la riqualificazione del plesso succursale della scuola. Erano, anzi, tutte rivolte a dare dignità di scuola a quel luogo trattato come fosse la serie B, col silenzio assordante di una classe docente tutta in riga. E il silenzio degli studenti tutti presi a fare le pecorelle guidate da pastori mediatici intorno a scioperi di nessuna portata politica. Almeno per la scuola di loro pertinenza. Insomma, quelle lettere non erano state lette. Eppure riguardavano il rispetto di determinate normative, o almeno la richiesta di tale rispetto. Denunciavano lo stato di degrado della scuola e ponevano condizioni minime "sindacali" per svolgere dignitosamente il lavoro di insegnanti e di allievi. Lettere morte. Non lette, non ascoltate. Poi è accaduto che in un'aula è entrata dell'acqua e sono state fatte sgomberare, si sono trasferite, nove aule in orario diurno, interrompendo le lezioni, ad un piano sinora inutilizzato, con prestazioni non dovute di alunni non assicurati per svolgere quel ruolo. E mi sono incazzato.

Per cui ho scritto al dirigente scolastico una lettera di una riga così formulata: "Egr. Dirigente Scolastico, sarò breve. Lei sostiene il rispetto delle norme a scuola o ritiene inevitabili comportamenti illegali? Attendo una Sua risposta." Ovviamente, per la delicatezza della questione, non l'ho fatta protocollare. In sostanza si trattava di una missiva personale e privata al dirigente. Bene. L'ha fatta protocollare il dirigente il giorno dopo, e sulla base di questo protocollo mi ha fatto pervenire una lettera con protocollo riservato con cui si riservava, mi si scusi il bisticcio, di comminarmi una sanzione disciplinare se non avessi risposto alla sua lettera attraverso la quale mi sospendeva dagli incarichi fiduciari di vicepresidenza e di vigilanza sul divieto di fumo. Lo ha fatto in quanto appartenente alla categoria dei fumatori? Non lo so. Fatto sta che la lettera configurava almeno due scorrettezze: l'aver protocollato, con protocollo pubblico, una lettera riservata e sulla base della lettera protocollata aver sostenuto di comminare una sanzione e, in seconda istanza, non avermi interpellato, come prevede il contratto collettivo, prima di inviarmi la lettera di sanzione.

Io, nei termini previsti dalla Legge, ho risposto. Ma non ho ancora ricevuto una adeguata risposta alla mia risposta. Ora, e qui sta la riflessione, io penso che i miei diritti, quantomeno di cittadino ove non di insegnante, siano stati lesi nel momento in cui sono stato sospeso da doveri che avevo svolto con accuratezza e solerzia. Come se, dinanzi ad un lavoro ben fatto, il capomastro di un cantiere licenzi l'operaio per rifare il lavoro male e con materiali scarsi. Viene meno il rapporto di fiducia quando qualcuno non opera bene o entra in contrasto con la dirigenza per posizioni personali, opinabili, e non a norma di legge. Dal momento in cui ho scritto, a mia difesa, la lettera di risposta al dirigente scolastico è passato un mese, e non so fino a quando sia possibile prolungare tale silenzio. Anche perché, adesso, sta venendo meno, veramente, la mia fiducia nel dirigente scolastico. Per due ordini di motivi: il suo comportamento sembra suggerire che è meglio fare poco e male per mandare avanti la baracca, e si dà adito ad altri collaboratori di lavorare alla bell'e meglio perché tale modalità è quella che porta più frutti. Non mi pare un'eredità di gran conto. Intanto, la storiella è questa e la morale da qualche parte starà...

giovedì 20 novembre 2008

lunedì 7 aprile 2008

ACCONTENTATI