martedì 2 ottobre 2007

MORALE DELLA FAVOLA?

domenica 23 settembre 2007

Senza parole anch'io



(I titoli de "La Sicilia" sono ormai chiaramente diventati la mia droga...)

mercoledì 29 agosto 2007

26 maggio 1946- 15 marzo 1949- 15 marzo 1959- 25 aprile 1966


basta sapere che sono quattro fratelli.
forse stavano girati di spalle come le altre persone dentro la fotografia.
poi però qualcuno li chiama, quello con la macchina fotografica in mano, il quarto fratello: "ehi, guardate qua!"
si girano.
chi accenna un sorriso, chi no.
non stanno imbalsamati e nemmeno troppo disinvolti.
stanno al centro dell'immagine, accanto altre spalle incuranti.
non si disperdono negli altri, loro sono un'altra cosa.
sembrano andare in un'altra direzione, sembra che siano lì per un altro motivo.
ci sono arrivati da diverse parti d'italia, lasciando il loro lavoro e le loro case.
una delle rare occasioni per incontrarsi.
sono una famiglia. quella che c'è quando lo chiedi,
quella chiusa in questa fotografia da una parte e dall'altra della macchina fotografica.
scartando tutto il resto.
sono fratelli, sono padri reciproci.
si prendono in giro e si rimproverano.
sembra che stiano guardando lo stesso punto (lui, quello che li ha chiamati per farli girare) nella stessa maniera, con un'individualità altrettanto sola, altrettanto lucida.
ma si vede che stanno pensando a cose diverse.
guardano indietro, come chi vuole andare a vedere chi è stato, da dove è arrivato, quanta strada ha fatto.
tempo di bilanci, di nuovi progetti di vita.
o forse aspettano solo di girarsi di nuovo per tornare a guardare quello che stavano guardando.
o forse, così girati, si muoveranno verso l'altro per andare via.
non prima di essersi guardati in faccia, però, senza parlarsi, per capire verso quale direzione camminare.
c'è la luce del mattino, quindi c'è ancora tempo per stare insieme,
per riempire la giornata di cose fatte insieme.
penso: se il quarto fratello non li avesse chiamati.
li avremmo guardati di spalle.
li avremmo immaginati.
avremmo pensato, forse sono fratelli.
"felici di avere in tasca solo le mani".




lunedì 20 agosto 2007

Dio c'è? [parte quarta: ... e Gödel ci fa?]


Mai avere come amici dei professori: vi lasciano sempre i compiti per le vacanze!
Dopo doverose premesse, ecco finalmente la “prova matematica dell’esistenza di Dio” secondo Gödel.
Vi risparmio la paginetta dell’autore, ricca di simboli di logica matematica, per diversi motivi, che ritengo più che validi:

a) E’ estate.
b) Blogspot non supporta molti dei simboli utilizzati
c) Chi vi scrive non sopporta molti dei simboli utilizzati
d) Questo post promette di essere già di suo sufficientemente noioso
e) E’ estate.

Non temete userò parole povere, anche perché durante queste vacanze ho dilapidato un patrimonio e queste mi sono rimaste e rompo subito il ghiaccio con la definizione che Gödel dà di Dio.

Dio è un essere che possiede tutte le proprietà positive.

Mi raccomando non cadete nell’errore mentale di immaginarvi delle proprietà positive.
Astraete al massimo questo concetto.
Non immaginatevele neanche!
Insomma, per capirci, Dio non è né la Nutella, né il numero di telefono della Cucinotta.
Le proprietà positive, qualsiasi cosa esse siano, devono soddisfare quattro condizioni.

1) Se due qualità sono positive, allora anche la loro somma (intersezione) lo è. Suona un po’ come: “il prodotto di due numeri positivi è maggiore di zero.”
2) Un’ insieme vuoto non è una proprietà positiva.
3) Se una proprietà non è “vuota”, o questa è positiva o lo è la sua negazione (il complementare)
4) Data una proprietà positiva, se vi è un’altra proprietà superiore a questa, allora anche questa è una proprietà positiva.

Premesso ciò, dimostriamo che Dio esiste.
Supponiamo che esista al mondo un numero finito di proprietà positive. Dalla prima condizione possiamo dedurre che l’intersezione di queste è una proprietà positiva.
La seconda condizione ci dice invece che deve esistere almeno un oggetto che soddisfa ogni singola proprietà e di conseguenza la loro intersezione.
Introduciamo ora la proprietà “Essere Dio”.
Poiché “Non essere Dio” non è una proprietà positiva lo deve essere “Essere Dio”.
Da tutto questo deduciamo che esiste necessariamente un essere che possiede tutte le proprietà positive e questo essere possiede anche la proprietà di “Essere Dio”.
Infine la quarta condizione ci dà un’ulteriore informazione che nulla ha che vedere con la dimostrazione dell’esistenza di Dio.
Se Dio possiede delle proprietà queste sono superiori all’ ”Essere Dio” e pertanto sono positive.
Abbiamo così dimostrato l’esistenza di Dio.
Quanto detto possiede però la limitazione di ragionare su un mondo finito (vedi prima condizione).
ALeibnitz questa cosa poteva anche andare bene ma il nostro teo-logico vuole superare questo stato di contingenza.
Gödel allora sostituisce questa ipotesi mediante il seguente assioma: “Essere Dio” è una qualità positiva.
Ma “Essere Dio” per definizione significa possedere tutte le proprietà positive.
In definitiva identificando con questa proprietà l’intersezione delle proprietà positive si bypassa l’ipotesi di finitezza.
In definitiva, Gödel si bea della sua dimostrazione e noi possiamo raggiungere di nuovo l’ombrellone.
Prima di spalmarmi tutto di olio solare (lo so da me che non è una bella immagine) dichiaro che la dimostrazione è facilmente attaccabile, ma di questo a noi deve fregare poco: è estate!

venerdì 17 agosto 2007

Purparlé (4th edition)

Insomma, nonostante l'estate, mi pare chiaro che i Purparlé non si fermino. Qui siamo in 12, bimbi inclusi, tra i quali si riescono a notare dei wozzers (Mario, Silvana, Gabriele, Luca e Vivian, oltre me), in primo piano c'è la piccola Matilde che copre, in parte, la mamma Viviana. Al centro dell'immagine la coppia (sposi il 25 agosto) Francesco-Biljana (si scrive così?) e in fondo si notano, in piedi, Uwe e Costanza. Gli argomenti? "L'arte, messa da parte, è utile?", insomma, grosso modo è successo che Viviana, che si occupa di campagne pubblicitarie in Friuli, ha placcato Uwe per stanarlo da Piazza Garraffello (ci sarà riuscita?), mentre Mario fulminava Gabriele con lo sguardo (che ci puoi fare, il ragazzo è vivace). Io, allora, ho collocato i pargoli a disegnare in un'altra stanza, e poi a giocare su internet (gol!), e Vivian gestiva mirabilmente il centrocampo con le linguine alla... alla... boh, però buone. Silvana e Biljana (si scrive così?) chiacchieravano (di che?) sul divano (ah, purparlé), e Luca iniziava un suo ragionamento globale sul senso dei luoghi e sul fatto che le cose si devono cambiare, insomma! Francesco si è occupato di interculturalità, lo fa da cinque anni, e sul lavoro (tutto da inventare) di uno che per sposarsi con una non italiana deve trascorrere le ferie a inseguire uffici e funzionari in giro per l'Italia. Costanza è ritornata sulla questione della Cattedrale, Luca pure, mentre Biljana (si scrive così?) si guardava in giro spaesata, la capisco. Palermo era particolarmente silenziosa, in preparazione del Ferragosto, e non sono arrivate telefonate. Il 12 agosto è trascorso così!

domenica 15 luglio 2007

Dieta

Un buon modo per iniziare un purparlè è in genere: "Ciao, come stai?"

lunedì 9 luglio 2007

SALVIAMOLO


Troppo cibo e medicinali scaduti fanno male.
Lo stavamo perdendo, e non ve lo dico così, purparlè, ma per tenerlo sott'occhio!!!