giovedì 20 novembre 2008

Una Pausa, Adesso

lunedì 7 aprile 2008

ACCONTENTATI

venerdì 22 febbraio 2008

domenica 18 novembre 2007

No.26

Dov'eravamo rimasti? Ah, ecco! Già, posso solo fare un elenco delle cose accadute. Insomma, non tutte, ma molte sono accadute e le mie dita non hanno ticchettato. Capita. Un mese fa, circa, ritiro della patente per eccesso di velocità (49 chilometri sopra la media). Un mese di scooter forzato o, come dicono a Palermo, di motore forzato: un 50, Liberty Piaggio, verde chiaro con un immenso adesivo di Solecaldo davanti. Ho apprezzato, oltre che cadere, il fatto di potere scivolare accanto al traffico, abituandomici. Poi, l'incontro dei wozzers a Maletto mi ha dato conto dei fedelissimi (lo zoccolo duro, anche perché lo zoccolo morbido si chiamerebbe tappina) e di come le cose, arrivate a un certo punto, debbano svanire. Ma non mi arrendo e cerco di dare un nome alle cose che prendono strade diverse: quale? Ho iniziato a mettere un maglione comprato lo scorso anno e mai indossato: è di lana beige e bianca, ha la cerniera fino al collo, e una volta indossato non l'ho smesso più. Qualcuno mi dice che sono uno che si fissa con le cose, io dico che mi piace e forse è questo il motivo per cui l'ho comprato. Insomma, il resto dei maglioni è passato in serie B, ma l'inverno dei playout deve ancora arrivare (mi scusi Scecspìr).

martedì 2 ottobre 2007

MORALE DELLA FAVOLA?

domenica 23 settembre 2007

Senza parole anch'io



(I titoli de "La Sicilia" sono ormai chiaramente diventati la mia droga...)

mercoledì 29 agosto 2007

26 maggio 1946- 15 marzo 1949- 15 marzo 1959- 25 aprile 1966


basta sapere che sono quattro fratelli.
forse stavano girati di spalle come le altre persone dentro la fotografia.
poi però qualcuno li chiama, quello con la macchina fotografica in mano, il quarto fratello: "ehi, guardate qua!"
si girano.
chi accenna un sorriso, chi no.
non stanno imbalsamati e nemmeno troppo disinvolti.
stanno al centro dell'immagine, accanto altre spalle incuranti.
non si disperdono negli altri, loro sono un'altra cosa.
sembrano andare in un'altra direzione, sembra che siano lì per un altro motivo.
ci sono arrivati da diverse parti d'italia, lasciando il loro lavoro e le loro case.
una delle rare occasioni per incontrarsi.
sono una famiglia. quella che c'è quando lo chiedi,
quella chiusa in questa fotografia da una parte e dall'altra della macchina fotografica.
scartando tutto il resto.
sono fratelli, sono padri reciproci.
si prendono in giro e si rimproverano.
sembra che stiano guardando lo stesso punto (lui, quello che li ha chiamati per farli girare) nella stessa maniera, con un'individualità altrettanto sola, altrettanto lucida.
ma si vede che stanno pensando a cose diverse.
guardano indietro, come chi vuole andare a vedere chi è stato, da dove è arrivato, quanta strada ha fatto.
tempo di bilanci, di nuovi progetti di vita.
o forse aspettano solo di girarsi di nuovo per tornare a guardare quello che stavano guardando.
o forse, così girati, si muoveranno verso l'altro per andare via.
non prima di essersi guardati in faccia, però, senza parlarsi, per capire verso quale direzione camminare.
c'è la luce del mattino, quindi c'è ancora tempo per stare insieme,
per riempire la giornata di cose fatte insieme.
penso: se il quarto fratello non li avesse chiamati.
li avremmo guardati di spalle.
li avremmo immaginati.
avremmo pensato, forse sono fratelli.
"felici di avere in tasca solo le mani".